Brexit: Uscita del Regno Unito dall’Unione Europea

Si ricorda che a partire dal 01/01/2021 sarà pienamente operativo l’accordo tra la UE e la Gran Bretagna, dopo che in data 29.1.2020, il Parlamento europeo ha ratificato il testo dell’accordo di recesso del Regno Unito dall’Unione europea (c.d. “Brexit”).

Gli elementi essenziali dell’accordo sono rappresentati:

  • dalla previsione di un periodo transitorio dall’1.2.2020 al 31.12.2020, durante il quale rimangono vigenti nei confronti del Regno Unito le disposizioni dell’Unione europea, come se il predetto Stato fosse ancora uno Stato membro;
  • dall’uscita effettiva del Regno Unito dal territorio doganale e fiscale dell’Unione europea, a decorrere dall’1.1.2021.

 

Iva e tributi doganali

A decorrere dall’1.1.2021, salvo diversi e nuovi accordi, il Regno Unito sarà assimilato agli Stati terzi e, pertanto, gli effetti principali in materia di IVA saranno i seguenti:

  • le cessioni e gli acquisti di beni tra Italia e Regno Unito non potranno più qualificarsi come operazioni intracomunitarie, ma avranno natura rispettivamente di cessioni all’esportazione (per i beni spediti dall’Italia al Regno Unito) e di beni in importazione (all’atto dell’introduzione in Italia di merci provenienti dal Regno Unito);
  • non sarà più possibile beneficiare delle semplificazioni previste per le operazioni triangolari comunitarie, per le vendite a distanza (che obbligano a registrarsi ai fini IVA nello Stato membro del consumo solo se si superano determinate soglie di fatturato), per il trasferimento di beni mobili in altro Stato membro per lavorazioni, perizie (in questi casi potrà eventualmente rendersi applicabile la disciplina doganale del perfezionamento attivo e passivo), per rendere un servizio, ecc.;
  • per le prestazioni di servizi generici di cui all’art. 7-ter del DPR 633/72, variano gli obblighi formali; per le prestazioni rese, si dovrà indicare che l’operazione è “non soggetta” e non più che si applica l’inversione contabile; per le prestazioni di servizi ricevute, invece, il soggetto passivo italiano sarà tenuto ad applicare il meccanismo del reverse charge emettendo autofattura e non più integrando la fattura ricevuta dal prestatore inglese. In ogni caso, decadrà l’obbligo di dichiarare le operazioni ai fini degli elenchi INTRASTAT.

Le autorità doganali inglesi hanno più volte precisato che per i soggetti che dal 01/01/2021 pongono in essere operazioni doganali con il Regno Unito, l’obbligo di possedere:

  • il proprio codice EORI, che viene rilasciato dall’Autorità Doganale dello Stato membro in cui l’operatore economico è stabilito;
  • il codice EORI UK della controparte che riceve o spedisce la merce;
  • il badge CHIEF.  

Si consiglia di rivolgersi sempre a spedizionieri specializzati per farsi seguire nelle varie operazioni di importazioni ed esportazioni da e verso il Regno Unito.  

Continuano, invece, ad esplicare efficacia per ulteriori 5 anni dopo la fine del periodo di transizione le norme della direttiva 2010/24/UE in materia di assistenza reciproca per il recupero dei crediti tributari (sia riferiti all’IVA che alle altre imposte).

 

Imposte sui redditi

Salvo diversi e nuovi accordi, dall’1.1.2021 il Regno Unito risulterà, ai fini delle imposte sui redditi, uno Stato extracomunitario con i conseguenti riflessi sulle norme fiscali di derivazione comunitaria, tra le quali, le principali riguardano:

  • l’esenzione da ritenuta sui dividendi nei rapporti infragruppo;
  • l’esenzione da ritenuta sugli interessi e sulle royalties nei rapporti infragruppo;
  • il regime di favore per le operazioni straordinarie intracomunitarie.

Verranno meno, anche, le procedure di scambio automatico dei dati delle attività finanziarie e dei connessi redditi previste dalla direttiva 2011/16/CE; lo scambio, però, continuerà (con procedure del tutto similari) in virtù dell’adesione del Regno Unito alla Convenzione Multilaterale per la mutua assistenza ai fini fiscali (strumento su base mondiale, e non comunitaria).