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Continuità generazionale: esenzione dell’imposta di donazione

Continuità generazionale: esenzione dell’imposta di donazione

Nel tessuto economico e professionale italiano, la trasmissione di studi professionali tra generazioni rappresenta una tappa cruciale nella vita di ogni entità aziendale. Tradizionalmente, la cessione di un’attività o uno studio professionale ai familiari può essere gravata da oneri fiscali significativi, come l’imposta di donazione. Tuttavia, recenti normative cercano di agevolare questo passaggio generazionale, garantendo la continuità delle attività e incentivando la successione all’interno delle famiglie.

Ma cosa si intende per continuità generazionale e come si applica l’esenzione dall’imposta di donazione?

Cos’è la continuità generazionale e l’imposta di donazione?

Nel contesto delle attività professionali e delle imprese familiari, la “continuità generazionale” descrive il processo di passaggio del controllo e della proprietà da una generazione alla successiva.

Questo processo è cruciale per assicurare che le competenze, i valori e le conoscenze maturate nel tempo non vengano perse, ma continuino a prosperare sotto una nuova guida familiare.

L’imposta di donazione, dall’altro lato, è un tributo che si applica sui trasferimenti di beni o diritti effettuati a titolo gratuito, tra cui possono rientrare anche le donazioni di aziende o quote aziendali ai familiari. In Italia, come in molti altri paesi, questo tipo di trasferimento può essere soggetto a tassazione, il che potrebbe rappresentare un ostacolo economico significativo alla successione generazionale.

Tuttavia, per facilitare la transizione e sostenere la continuità delle attività economiche, spesso si prevedono delle esenzioni specifiche. Tali esenzioni mirano a ridurre o eliminare l’onere fiscale per i beneficiari che accettano di prendere il testimone e continuare l’attività familiare.

L’obiettivo è duplice: da un lato, si cerca di preservare la stabilità finanziaria e operativa delle aziende coinvolte; dall’altro, si intende incentivare il mantenimento e lo sviluppo delle imprese all’interno del nucleo familiare, riconoscendo il valore sociale ed economico della continuità aziendale.

Il meccanismo di esenzione dall’imposta di donazione, quindi, non solo alleggerisce il carico fiscale per i successori, ma serve anche a promuovere politiche di lungo termine per la sostenibilità delle imprese e lo sviluppo economico.

Attraverso tali misure, si cerca di garantire che le aziende e gli studi professionali non siano costretti a interrompere o ridimensionare le loro operazioni a causa delle pressioni fiscali associate alla successione.

Per questo motivo, recependo quanto disposto dalle Raccomandazioni UE 94/1069 del 7 dicembre 1994 e 98/C 93/02 del 27 marzo 1998, l’Italia ha inteso favorire la continuità generazionale attraverso il comma 4-ter dell’art. 3 d.lgs. 346/1990 (TUS) che prevede l’esenzione dall’imposta di successione e donazione per i trasferimenti effettuati a favore dei discendenti e del coniuge, di aziende o rami di esse, di quote sociali o di azioni.

Continuità generazionale e imposta di donazione: condizioni e presupposti

L’esenzione dall’imposta di donazione in contesti di continuità aziendale, in particolare durante il passaggio generazionale di aziende o partecipazioni sociali, è disciplinata da criteri specifici dettati dalla normativa italiana.

Innanzitutto, la normativa prevede che l’esenzione dall’imposta di donazione sia applicabile esclusivamente ai trasferimenti a favore di discendenti diretti, quali figli, nipoti, pronipoti e il coniuge del donante. Questa disposizione mira a mantenere l’attività economica all’interno della famiglia nucleare, sostenendo la continuità generazionale dell’impresa familiare.

L’esenzione deve riguardare poi il trasferimento di aziende o di partecipazioni sociali. Queste ultime possono includere quote di società di persone, società di capitali, o cooperative. È importante sottolineare che i titoli obbligazionari sono esclusi dall’esenzione, in quanto non conferiscono un controllo diretto sull’attività societaria.

Per poter beneficiare dell’esenzione, è fondamentale che le partecipazioni trasferite conferiscano o consolidino il controllo della società, come definito dall’art. 2359, comma 1 n. 1 del codice civile. Per le società di capitali, ad esempio, ciò significa detenere una maggioranza dei voti nell’assemblea ordinaria.

Inoltre, i successori nel controllo dell’attività devono proseguire l’esercizio dell’attività stessa per un periodo minimo di cinque anni dalla data del trasferimento. Tale requisito garantisce che l’esenzione sia utilizzata per sostegno reale alla continuità aziendale e non per mere operazioni speculative.

Si ricorda, poi che l’Agenzia delle Entrate, nella sua Ris. 75/E/2010 ad interpello 553/2021, ha stabilito che la normativa si applica anche in caso di controllo indiretto esercitato mediante altre società.

Inoltre, se vi è una pluralità di beneficiari, non è necessario che tutti esercitino la continuità generazionale, ma solo alcuni di essi.

Conclusioni

L’esenzione dall’imposta di donazione per il passaggio generazionale di aziende e studi professionali è un incentivo fiscale importante che sostiene la continuità delle attività professionali all’interno delle famiglie. Questa misura non solo facilita la successione ma anche preserva il patrimonio di competenze professionali, contribuendo alla stabilità e alla crescita economica nel lungo termine.