Decreto Ucraina: benefici per le imprese italiane, anche nel settore del turismo

La diffusione del coronavirus ha portato l’Italia a vivere una crisi economica che ha coinvolto la stragrande maggioranza dei settori d’azienda, con ripercussioni sugli imprenditori ma anche sulle tante categorie di lavoratori dipendenti e autonomi.

Dopo quasi due anni, quando si iniziava ad intravedere uno spiraglio di ripresa, la guerra europea tra Russia e Ucraina ha causato un’altra crisi che ha coinvolto il Paese.

Sebbene questa sede non sia la più opportuna per indagare le tante connessioni che generano un coinvolgimento dell’Italia nel conflitto, ciò che è bene dire è che questo nuovo scenario si ripercuote bruscamente sui mercati, rallentando e ostacolando le attività delle nostre imprese.

Tale circostanza eccezionale ha spinto il Governo ad intervenire in aiuto delle aziende italiane con il Decreto Legge n. 21 del 21/03/2022, chiamato appunto Decreto Ucraina.

In particolare, questa legiferazione ha come obiettivo il contrasto delle conseguenze economiche della guerra, stabilendo delle misure volte a sostenere le imprese e i privati in relazione – soprattutto – agli effetti negativi dell’aumento dei prezzi di energia e gas.

Autotrasporto, agricoltura, pesca e turismo sono i settori principalmente toccati dal decreto. Accompagnati da misure per sostenere la liquidità e i costi del lavoro sopportati dalle aziende.

Integrazioni salariali e esoneri contributivi

Tra le misure più importanti, il Decreto Ucraina ha previsto la CIG, la cassa integrazione salariale dell’INPS, utilizzabile fino al 31 dicembre 2022 e per un massimo di 26 settimane. Il limite di spesa previsto è di 150 milioni di euro e per conoscere quali imprese possono usufruirne si deve far riferimento all’articolo 10 del Decreto Legislativo 148/2015 che ne stabilisce il campo di applicazione.

Non solo. 77,5 milioni di euro sono stati stanziati per un ulteriore intervento di integrazione salariale di massimo 8 settimane da fruire sempre entro il 31 dicembre 2022. Questa ulteriore misura è a sostegno delle aziende di minori dimensioni che hanno una forza lavoro di massimo 15 dipendenti e i cui codici Ateco rientrano nell’elenco previsto dall’allegato I del decreto.

Il Decreto Ucraina è intervenuto anche in tema di esoneri contributivi, permettendo alle imprese con codice Ateco rientrante nell’allegato A del decreto stesso, di non versare la contribuzione addizionale fino al 31 maggio 2022.

In ultimo, alcune agevolazioni contributive sono state previste a sostegno dei lavoratori dipendenti delle imprese che si trovano in una situazione di crisi. Si tratta degli ammortizzatori sociali previsti dall’articolo 12 del decreto.

Credito d’imposta per le imprese del settore turistico

L’articolo 22 del Decreto Ucraina è stato dedicato all’introduzione di un nuovo credito di imposta indirizzato alle imprese turistico ricettive che rappresentano un motore importante del nostro Paese, già fortemente provato dal 2020 ad oggi.

I soggetti beneficiari di tale misura sono indicati dal comma 2 del sopracitato articolo e sono tutte le imprese turistico ricettive, anche esercitanti attività agrituristica, le imprese del settore fieristico, i parchi tematici e gli stabilimenti termali.

Tali aziende si vedranno riconosciuto un credito di imposta pari al 50% della seconda rata IMU 2021 pagata lo scorso 16 dicembre e potranno utilizzarlo in compensazione con il modello F24. Il decreto precisa che questa somma non concorrerà a formare reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi né ai fini dell’imposta sul valore aggiunto Irap.

Per poter ottenere il credito di imposta è necessario che l’IMU pagata riguardi gli immobili destinati all’attività dell’impresa turistica e ricettiva e che siano quindi di categoria catastale D2. Inoltre si richiede che i gestori dell’attività siano i proprietari degli immobili e che le imprese abbiano registrato un calo del fatturato di almeno il 50% tra il secondo trimestre 2021 e il secondo trimestre 2019.

Per definire le modalità operative della richiesta e i termini entro cui la stessa deve essere avanzata, l’Agenzia delle Entrate si pronuncerà con un provvedimento attuativo che conterrà anche le indicazioni per l’autodichiarazione che le imprese dovranno inoltrare all’Agenzia stessa in merito al possesso dei requisiti richiesti.