Fringe Benefit

Con il DL Agosto, è stata duplicata la soglia massima detassata, portandola a € 516,46 per ogni dipendente all’anno. Tale importo deve intendersi quale sommatoria di tutti i benefit percepiti nel corso dell’anno e, al superamento di detta soglia, le somme vengono assoggettate interamente a contribuzione e tassazione.

Questo aggiornamento della normativa illustrato nell’articolo 51, comma 3 del TUIR è volto a sostenere aziende e lavoratori e rilanciare l’economia italiana, messa alla prova dalla pandemia di covid-19.

I fringe benefit sono una delle soluzioni a disposizione delle imprese per incentivare i propri collaboratori, motivarli e aumentare la loro soddisfazione, diffondendo benessere e qualità della vita.

Di seguito alcuni esempi di fringe benefit.

Il servizio mensa, che può essere offerto dalle imprese in diverse modalità:

  • mensa aziendale interna, gestita direttamente dall’azienda o appaltata a terzi;
  • mensa interaziendale convenzionata;
  • convenzioni con ristoranti, bar o tavole calde, solitamente in prossimità della sede;
  • i buoni pasto, disponibili in formato cartaceo ed elettronico.

L’ultimo benefit citato, il buono pasto, è escluso dalla tassazione fino all’importo facciale di € 4,00 al giorno per quanto concerne il formato cartaceo; l’esenzione fiscale sale a € 8,00 giornalieri per il formato elettronico (soglie aggiornate dalla Legge di Bilancio 2020).

Per il datore di lavoro risulta, integralmente, deducibile:

  • l’IVA applicata in fattura;
  • il relativo costo sia ai fini delle imposte sui redditi che ai fini IRAP.

L’auto aziendale è un altro benefit molto diffuso nelle imprese italiane; a seconda degli accordi la vettura può essere usata dal collaboratore in diverse modalità:

  • in uso promiscuo, cioè sia per lavoro che per ragioni private, solitamente si tratta di noleggi a lungo termine o contratti di leasing;
  • esclusivamente per esigenze lavorative (ma non si tratta di benefit, in quanto l’auto non concorre alla formazione del reddito e il suo costo è sostenuto interamente dall’azienda);

per quanto riguarda la disciplina del relativo alla deducibilità del costo da parte dell’azienda si rimanda alla circolare a suo tempo pubblicata.

I telefoni cellulari, se concessi al collaboratore anche per l’uso per ragioni private e non unicamente per scopi professionali, sono da considerarsi dei benefit e quindi il valore, calcolato sommando traffico effettuato, canoni, tassa di concessione governativa e IVA non deducibile, è assoggettato a contributi e imposte per il 50%. 

Il relativo costo per l’azienda risulta deducibile:

  • per quanto riguarda l’IVA nella misura del 50%;
  • per quanto riguarda le imposte sui redditi il reddito di impresa nella misura dell’80% dal reddito di impresa;
  • per quanto riguarda l’IRAP, il costo viene integralmente dedotto per le società di capitali e all’80% per le ditte individuali e per le società di persone.

I premi corrisposti per polizze vita e assicurazioni extra-infortuni, se sono regolamentate da accordi aziendali o dai contratti collettivi, sono deducibili per l’importo pari al 12% del reddito (il limite massimo è stabilito in 5.164,57 Euro). 

Tali costi vengono equiparati per l’azienda quali spese per il personale dipendenti, seguendone, pertanto, lo stesso regime deducibilità sia ai fine dei redditi che ai fini IRAP,

Le altre aree di intervento sono:

  • Alloggio;
  • Mutui e finanziamenti;
  • Sconti e convenzioni;
  • Cesto natalizio.

 

La circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 59/E del 2008 ha incluso nell’ambito di applicazione della norma citata anche le erogazioni sotto forma di beni o servizi o di voucher rappresentativi degli stessi, ad esempio i buoni acquisto (buoni shopping, buoni carburante, ecc.).

I buoni acquisto, in particolare, presentano i seguenti vantaggi:

  • Sono interamente deducibili: il datore di lavoro recupera il 100% del costo sostenuto per l’acquisto dei buoni fino al limite di esenzione di € 516,46 all’anno per ciascun dipendente/collaboratore; 
  • non costituiscono reddito da lavoro dipendente, con la conseguenza che l’importo che il collaboratore può utilizzare è pari al 100% dell’importo erogato dall’azienda.

Generalmente, una volta acquistati, i buoni shopping sono immediatamente pronti all’uso presso tutti i punti vendita e/o le stazioni di servizio convenzionati.

I voucher shopping sono strumenti versatili e possono essere utilizzati per molteplici finalità:

  • Premiare ed incentivare i collaboratori: possono essere erogati come fringe benefit ai propri dipendenti e collaboratori (anche al singolo lavoratore, non dovendo essere necessariamente collegati a categorie, reparti, mansioni, ecc.). Come tutti i benefit riconosciuti ai dipendenti/collaboratori, il relativo importo dovrà essere indicato sul LUL;
  • Adempiere agli obblighi del CCNL (ad esempio metalmeccanici Confindustria e Confapi).
  • Omaggistica e regali a clienti e fornitori: potendo essere riconosciuti anche al di fuori dell’ambito dei lavoratori dipendenti e collaboratori aziendali, possono infatti essere utilizzati anche per incrementare le vendite, fidelizzare i clienti esistenti, nonché acquisirne di nuovi.

 

Nell’ambito della disciplina IVA , i voucher  si distinguono tra:

  • buoni “monouso”, se al momento dell’emissione risultano già noti tutti gli elementi che consentono di determinare il trattamento IVA applicabile all’operazione ad esso sottesa (es. natura, qualità, quantità dei beni o servizi forniti). In tal caso la cessione di beni o la prestazione di servizi cui il buono-corrispettivo “monouso” dà diritto si considera effettuata all’atto dell’emissione del buono-corrispettivo, nonché all’atto di ciascun trasferimento dello stesso antecedentemente al riscatto;
  • buoni “multiuso, se la disciplina applicabile, ai fini IVA, alla cessione di beni o alla prestazione di servizi cui il buono-corrispettivo dà diritto non è nota al momento della sua emissione (ad esempio perché è possibile utilizzare il buono presso un dettagliante che cede beni soggetti ad aliquote IVA diverse). In tale ipotesi, l’operazione si considera effettuata solo nel momento in cui il buono è riscattato, dando luogo ad una cessione di beni o una prestazione di servizi.

 

In linea generale, il costo sostenuto dal datore di lavoro per l’acquisto dei voucher (come per gli altri beni da destinare in omaggio ai dipendenti) è deducibile dal reddito d’impresa secondo le norme relative ai costi per le prestazioni di lavoro.

Fanno eccezione alla regola generale le spese di istruzione, educazione, ricreazione, di assistenza sociale e di culto che sono deducibili dal reddito d’impresa nel limite del 5 per mille delle spese per prestazioni di lavoro dipendente.

Con riguardo alla determinazione della base imponibile IRAP occorre distinguere:

  • per le società di capitali (srl, spa, sapa) e cooperative, le spese per omaggi destinati ai dipendenti e ai soggetti assimilati (es. collaboratori) risultano deducibili, se sono funzionali all’attività di impresa e non assumono natura retributiva per il dipendente o il collaboratore (es. tute e/o scarpe da lavoro);
  • per le società di persone e gli imprenditori individuali, invece, gli omaggi ai dipendenti (o collaboratori) sono indeducibili ai fini IRAP, in quanto non compresi tra gli oneri rilevanti, salvo che siano destinati a lavoratori per i quali è stabilita la deducibilità dei relativi costi (es. dipendenti a tempo indeterminato).