Lavoratori impatriati: excursus e chiarimenti sui regimi speciali

L’articolo 16 del decreto legislativo n. 147 del 14 settembre 2015 aveva previsto un regime fiscale speciale per i cosiddetti lavoratori impatriati, vale a dire persone fisiche che trasferiscono la propria residenza in Italia.

La ratio dell’intervento normativo era quella di usare una leva fiscale al fine di attrarre lavoratori di talento che avessero esperienze rilevanti e che potessero generare delle ricadute positive nel tessuto lavorativo e sociale del Belpaese.

L’agevolazione prevedeva che i redditi derivanti da lavoro dipendente o autonomo prodotti in Italia, concorressero a formare reddito imponibile nella misura del 30% (poi portato al 50%).

Per ottenere questa importante agevolazione, oltre al fatto che il lavoro si doveva svolgere con prevalenza nel territorio dello Stato, c’era un’altra condizione: i soggetti non dovevano aver risieduto in Italia nei cinque anni precedenti al trasferimento e, una volta spostatisi, dovevano risiedervi per almeno due anni.

Ante 2015 avevamo già norme differenti che avevano presupposti simili. 

La Legge n. 238/2010 prevedeva infatti la riduzione della base imponibile del 70% per i lavoratori (e dell’80% per le lavoratrici), dall’anno di rientro e fino al 2017, sempre legato a dei requisiti specifici.

Così il D. Lgs. 147/2015 ha voluto armonizzare il tutto, anche altre norme indirizzate al “rientro dei cervelli”.

A seguire, nel 2019 c’è stata un’importante revisione legislativa sulla quale si basano oggi le regole per i lavoratori impatriati.

Agevolazioni in vigore per i lavoratori impatriati

Il Decreto Legge n. 34 del 30 aprile 2019 ha rappresentato il primo sostanziale intervento in materia di regime fiscale di vantaggio per i lavoratori impatriati. 

Con l’obiettivo di incentivare il trasferimento in Italia, ha introdotto delle semplificazioni rispetto a quanto in precedenza stabilito.

In particolare, resta fermo il fatto che i redditi di lavoro autonomo e dipendente prodotti nel territorio italiano da persone fisiche comunitarie che si trasferiscono in Italia, concorrono alla formazione del reddito per il 50% del loro ammontare.

Anche la condizione che l’attività lavorativa sia svolta con prevalenza in Italia persiste, ma c’è un punto a favore dei lavoratori: tali soggetti non devono aver risieduto in Italia nei due periodi antecedenti al trasferimento e si impegnano a risiedervi per almeno due anni (non più 5 quindi).

Inoltre, chi deciderà di trasferire la propria residenza nel Mezzogiorno o sulle isole avrà una riduzione dell’imponibile del 90%. Si tratta di otto regioni: Puglia, Calabria, Basilicata, Abruzzo, Molise, Campania, Sardegna o Sicilia.

Un’altra modifica vantaggiosa riguarda il periodo di agevolazione fiscale.

La normativa precedente restava in vigore per 5 anni dal trasferimento, mentre il nuovo Decreto stabilisce ulteriori 5 anni di benefici fiscali:

  • per chi ha almeno un figlio minorenne a carico;
  • per chi acquista almeno un immobile residenziale in Italia (anche se l’acquisto è in comproprietà o acquistato dal coniuge, dal convivente o dai figli).

A questo va aggiunto che se si hanno almeno 3 figli minorenni a carico, i redditi concorrono a formare reddito complessivo per il 10%.

Il D.L. 34/2019 è indirizzato anche ai non iscritti all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero), purché nei due anni antecedenti al trasferimento in Italia, siano stati residenti in un altro Stato con cui l’Italia ha una convenzione contro le doppie imposizioni.

La Legge di bilancio 2021 amplia le maglie dei benefici fiscali

La Legge di bilancio 2021 ha ampliato i benefici del regime fiscale dei lavoratori impatriati.

In particolare, anche chi si è trasferito Italia prima del 30 aprile 2020 e che al 31 dicembre 2019 beneficiava del regime per i “lavoratori impatriati”, può godere dell’allungamento del beneficio per ulteriori 5 anni, a condizione che effettui un versamento:

  • del 10% dei redditi agevolati dell’anno precedente, se ha almeno un figlio minorenne, o ha acquistato almeno un immobile residenziale in Italia entro 18 mesi dal trasferimento;
  • del 5% dei redditi agevolati dell’anno precedente, se ha almeno tre figli minorenni e diventa proprietario di almeno un immobile residenziale in Italia entro 18 mesi dal trasferimento. 

Circa i termini del versamento, per chi nel 2020 ha usufruito dell’ultimo anno di regime speciale, ha dovuto effettuare il pagamento entro il  30 agosto 2021.

Gli altri dovranno effettuarlo entro il 30 giugno dell’anno successivo al termine del periodo quinquennale di fruizione del regime speciale.

Risposte dell’Agenzia delle Entrate sulla discontinuità lavorativa e sugli smart workers

L’Agenzia delle Entrate, con la risposta n. 159 del 28 marzo 2022, ha voluto specificare che se il datore di lavoro e i termini del contratto restano gli stessi, il lavoratore non potrà usufruire del regime speciale, anche qualora abbia un nuovo ruolo in azienda.

Stessa risposta vale per il lavoratore italiano distaccato all’estero che rientra in Italia con la medesima azienda.

Vige la condizione della discontinuità lavorativa.

La risposta n. 55 del 31 gennaio 2022 ha invece chiarito l’apertura del regime speciale anche agli smart workers.

Non è necessario, quindi, che il lavoro sia svolto presso un’azienda presente in Italia: il lavoratore può godere delle agevolazioni anche se lavora in Italia per aziende o committenti esteri.