Legge di Bilancio 2021: Le Novità Giuslavoristiche

È stata pubblicata sul Supplemento Ordinario n. 46/L alla G.U. n. 332 del 30.12.2020 la Legge n. 178 del 30 Dicembre 2020 contenente “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023”.

Successivamente, sulla G.U. n. 323 del 31.12.2020 è stato pubblicato il Decreto Legge n. 182 del 31 Dicembre 2020, contenente modifiche urgenti alla Legge di Bilancio 2021.

Riportiamo di seguito un’analisi delle disposizioni di maggiore interesse per i datori di lavoro/sostituti d’imposta in vigore dal 1° Gennaio 2021 (i commi indicati s’intendono facenti parte dell’articolo 1 della legge in esame).

 

Stabilizzazione dell’Ulteriore Detrazione (Comma 8)

Si tratta della detrazione spettante ai percettori di reddito di lavoro dipendente e di talune fattispecie di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, con reddito complessivo annuo superiore a euro 28.000 e fino a euro 40.000, che diventa strutturale dall’anno 2021.

 

Incentivo all’Occupazione Giovanile (commi 10-15)

Ferma restando l’autorizzazione della Commissione Europea, al fine di incentivare l’occupazione giovanile, per le assunzioni a tempo indeterminato, nonché le trasformazioni a tempo indeterminato di contratti a termine, effettuate negli anni 2021 e 2022 è prevista l’estensione dell’esonero contributivo già previsto dalla Legge di Bilancio 2018 nella misura del 100% della contribuzione a carico del datore di lavoro, nel limite massimo di 6.000 euro annui, per un periodo massimo di 36 mesi (che si estendono a 48 mesi per assunzioni/trasformazioni in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna).

L’incentivo è riconosciuto a fronte della stabilizzazione di lavoratori che, alla data di assunzione o, si presume, di trasformazione, non abbiano compiuto il trentaseiesimo anno di età e che non siano mai stati occupati a tempo indeterminato, con lo stesso o con un altro datore di lavoro.

La norma prevede, inoltre, che l’esonero contributivo sia fruibile dai datori di lavoro che non abbiano proceduto, nei sei mesi precedenti l’assunzione, né procedano nei nove mesi successivi alla stessa, a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo ovvero a licenziamenti collettivi (ex Legge n. 223/1991) nei confronti di lavoratori inquadrati con la medesima qualifica nella stessa unità produttiva. Il licenziamento comminato in violazione della norma, comporta la revoca dell’esonero e il recupero del beneficio eventualmente già fruito.

 

Esonero contributivo per l’Assunzione di Donne (commi 16-19)

In via sperimentale, per il biennio 2021-2022, viene esteso, in relazione alle assunzioni di tutte le lavoratrici donne effettuate nel medesimo biennio (dal 1° gennaio 2021 al 31 dicembre 2022), l’esonero contributivo di cui all’articolo 4, commi 9-11 della Legge n. 92/2012 (cd. Legge “Fornero”), nella misura del 100% nel limite massimo di 6.000 euro annui.

L’incentivo è riconosciuto a fronte dell’assunzione di donne disoccupate da 24 mesi, oppure prive di impiego regolarmente retribuito da 6 mesi se risiedono in aree svantaggiate (Sud) o destinate a settori con forte disparità occupazionale di genere (individuati annualmente con decreto del Ministero del Lavoro), purché l’assunzione/trasformazione comporti un incremento occupazionale netto calcolato sulla base della differenza tra il numero dei lavoratori occupati rilevato in ciascun mese e il numero dei lavoratori mediamente occupati nei 12 mesi precedenti.

Il beneficio: 

  • si applica ai contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL (ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche);
  • è riconosciuto per 18 mesi in caso di assunzione a tempo indeterminato oppure 12 mesi in caso di assunzione a tempo determinato più ulteriori 6 mesi se il contratto viene trasformato a tempo indeterminato.

 

Sostegno al rientro delle lavoratrici madri e alla conciliazione dei tempi di lavoro e dei tempi di cura della famiglia, nonché sostegno alle madri con figli disabili (commi 23-26)

Sono incrementate le risorse destinate al Fondo di cui all’art. 19, c. 1, DL 223/2006 da destinare al sostegno ed alla valorizzazione delle misure organizzative adottate dalle imprese per favorire il rientro al lavoro delle lavoratrici madri dopo il parto.

 

Congedo di paternità obbligatorio (commi 25 e 363-364)

Il congedo obbligatorio retribuito (indennità giornaliera a carico dell’INPS pari al 100% della retribuzione media globale giornaliera), da fruire entro 5 mesi dalla nascita del figlio (oppure dall’ingresso in famiglia del minore, o dall’entrata in Italia in caso di adozione internazionale), a favore del padre lavoratore dipendente è prorogato anche per l’anno 2021, in relazione ai figli nati o adottati dal 1° gennaio 2021 al 31 dicembre 2021, nella misura di 10 giorni. 

Anche per l’anno 2021, inoltre, è facoltà del lavoratore fruire di un ulteriore giorno di congedo, previo accordo con la madre e in sostituzione di una giornata di astensione obbligatoria spettante a quest’ultima

 

Lavoratori Impatriati: Incentivi Fiscali (comma 50)

Nell’ambito della disciplina del rientro dei cervelli prevista dall’art. 5 del DL n. 34/2019 (c.d. “Decreto Crescita”), che ha disposto modifiche ai regimi fiscali agevolati per i c.d. “lavoratori impatriati” (art. 16 del D.Lgs n. 147/2015), nonché per il rientro in Italia dei c.d. “docenti e ricercatori residenti all’estero” (art. 44 del DL n. 78/2010), che hanno trasferito la propria residenza in Italia impegnandosi a risiedervi per almeno 2 anni svolgendo un’attività lavorativa, è stato approvato un ampliamento dei soggetti destinatari dell’allungamento temporale degli incentivi.

In particolare, viene estesa la fruizione dell’estensione per ulteriori cinque periodi d’imposta dell’abbattimento della base imponibile ai fini fiscali del 50% ai soggetti (diversi da quelli che a decorrere dal 30 aprile 2019 trasferiscono la residenza in Italia) iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) o che siano cittadini di Stati membri dell’UE, che hanno trasferito la propria residenza prima dell’anno 2020 e che alla data del 31 dicembre 2019 risultino beneficiari del regime di favore ordinario previsto per i c.d. “lavoratori impatriati”.

L’opzione per la suddetta estensione del regime fiscale di favore può essere esercitata in presenza di determinate condizioni: tali soggetti, infatti, possono optare per l’allungamento temporale dei benefici previo versamento di un importo pari al 10% o al 5% dei redditi agevolati, a seconda del numero di figli minori ed in base alla proprietà di un immobile in Italia.

Diversamente da quanto avvenuto in sede di conversione in legge del Decreto Crescita, tali disposizioni agevolative non trovano applicazione rispetto agli sportivi professionisti.

Si precisa che, ai fini della piena attuazione della nuova previsione normativa, è necessario un apposito provvedimento dell’Agenzia delle Entrate da emanare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della Legge di Bilancio 2021 (2 marzo 2021), che definisca le modalità di esercizio della suddetta opzione.

 

Proroga CIGS per le imprese in crisi (comma 278)

L’articolo 44 del DL n. 109/2018 (c.d. Decreto Genova contenente misure urgenti a seguito del crollo del Ponte Morandi), aveva disposto l’estensione dell’accesso allo strumento della Cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS) per le ipotesi di cessazione dell’attività aziendale con la sussistenza di concrete prospettive di cessione dell’attività e riassorbimento del personale dipendente per il periodo 29 settembre 2018 – 31 dicembre 2020.

Nello specifico viene ammessa la possibilità di accedere alla CIGS, mediante la stipula di apposito accordo presso il Ministero del Lavoro con la presenza del Ministero dello Sviluppo Economico e della Regione interessata, anche per i casi di sola cessazione dell’attività, fermo restando il limite massimo complessivo di fruizione del trattamento pari a 12 mesi, anche in deroga ai limiti di durata massima per la CIGO (24 mesi in un quinquennio mobile) e la CIGS (12 mesi, anche continuativi, in caso di crisi aziendale);

Il ricorso all’intervento straordinario di integrazione salariale per cessazione di attività è consentito in presenza di una delle seguenti ipotesi: 

  • concrete prospettive di cessione dell’attività, con conseguente riassorbimento occupazionale;
  • possibilità della realizzazione di interventi di reindustrializzazione del sito produttivo;
  • specifici percorsi di politica attiva del lavoro, messi in atto dalla regione interessata e relativi ai lavoratori dell’azienda in oggetto.

La Legge di Bilancio 2021 proroga per il 2021 ed il 2022 il suddetto trattamento di sostegno al reddito a favore delle imprese che cessano l’attività produttiva.

 

Contratti a termine: Proroga o Rinnovo causali (comma 279)

A fronte delle conseguenze dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, la disciplina del contratto a tempo determinato è stata oggetto di diversi interventi normativi, dapprima da parte del c.d. Decreto “Rilancio” e, in seguito, da parte del c.d. Decreto “Agosto” che ha modificato la disposizione previgente in materia di proroga o rinnovo dei contratti a termine.

In particolare, in base alla suddetta disciplina, fatta salva la durata massima complessiva di 24 mesi, fino al 31 dicembre 2020 era stata introdotta la possibilità per i datori di lavoro di prorogare/rinnovare i contratti a tempo determinato senza indicazione della causali giustificative (esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività, ovvero esigenze di sostituzione di altri lavoratori, oppure esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria), per un periodo massimo di 12 mesi e per una sola volta (indipendentemente che si tratta di proroga o rinnovo), tramite sottoscrizione del contratto non successiva al 31 dicembre 2020. Ora, l’arco temporale di applicazione della disposizione transitoria in questione viene esteso al 31 marzo 2021.

A proposito della norma transitoria in questione, si ricorda che l’INL ha chiarito che la stessa permette altresì la deroga alla disciplina sul numero massimo di proroghe e sul rispetto dei “periodi cuscinetto” (c.d. “stop & go” di 10 giorni per i contratti di durata iniziale fino a 6 mesi ovvero 20 giorni per i contratti di durata iniziale superiore a 6 mesi).

 

Settore Call Center (comma 280)

Anche per l’anno 2021 è stata confermata la misura di sostegno al reddito in favore dei lavoratori dipendenti da imprese del settore call-center, come già disposto dall’art. 44, comma 7, del D.Lgs n. 148/2015.

CIGS per imprese con rilevanza economica strategia (comma 285)

È prorogata, per gli anni 2021 e 2022, la possibilità, prevista dall’articolo 22-bis, comma 1 del D.Lgs n. 148/2015, per le imprese con rilevanza economica strategica, anche a livello regionale, che abbiano esaurito la disponibilità di utilizzo della CIGS prevista dalla normativa vigente, in presenza di complessità dei processi di riorganizzazione o di risanamento aziendale o anche di gestione degli esuberi occupazionali, di richiedere un ulteriore periodo di CIGS, in deroga ai limiti di durata di cui agli articoli 4 e 22 del decreto sopra citato.

La proroga può avere una durata di 12 mesi in caso di riorganizzazione aziendale o di contratto di solidarietà oppure di 6 mesi in caso di crisi aziendale.

Rimane invariata la disciplina in materia di condizioni e presupposti per l’accesso alla proroga del trattamento CIGS in commento.

 

CIGD per crisi aziendali (commi 286-288)

Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano possono concedere nell’anno 2021, per dare attuazione a piani di nuova industrializzazione, di recupero o di tenuta occupazionale relativi a crisi aziendali, ulteriori periodi di trattamento di integrazione salariale in deroga nel limite massimo di 12 mesi, anche non continuativi.

La concessione di tale CIGD da parte delle Regioni o delle Province autonome avviene soltanto previa verifica da parte dell’INPS della disponibilità finanziaria, nei limiti delle risorse già assegnate all’Ente territoriale ove non previamente utilizzate. 

 

Area di crisi industriale complessa (commi 289-290)

Vengono stanziate ulteriori risorse, pari a 180 milioni di euro, volte al completamento dei piani di recupero occupazionale nelle aree di crisi industriale complessa, destinate ai trattamenti di CIGS e di mobilità in deroga.

In particolare, viene prevista la destinazione di risorse, nell’anno 2021, da parte delle Regioni interessate, al fine della prosecuzione, della CIGS (art. 44, comma 11-bis del D.Lgs n. 148/2015) e del trattamento di mobilità in deroga (art. 53-ter del DL n. 50/2017) a favore dei lavoratori delle aree di crisi industriale complessa.

Con riferimento, invece, agli interventi di CIGS e CIGD nelle aree di crisi industriale complessa individuati dalle regioni per l’anno 2020 ma non autorizzati per mancanza di copertura finanziaria, viene istituito un apposito fondo di sostegno al reddito al fine di garantirne la copertura. Il Ministero del lavoro, di concerto con il MEF, dovrà adottare un decreto entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge di bilancio 2021 al fine di stabilire criteri e modalità di riparto tra le regioni dei fondi stanziati.

 

Incentivi apprendistato duale (comma 297)

Vengono incrementate le risorse, appostate presso il Fondo sociale per l’occupazione e la formazione, destinate a percorsi formativi relativi all’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore e di quelli relativi all’alternanza scuola-lavoro.

 

Ulteriori periodi di trattamento di integrazione salariale Covid-19 (commi 299-305 e 312-314)

È prevista la concessione dei trattamenti di CIGO, Assegno ordinario e CIGD, a favore dei datori di lavoro che sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19, per una durata massima di 12 settimane. Le 12 settimane devono essere collocate nel periodo

  • tra il 1° gennaio 2021 e il 31 marzo 2021 per i trattamenti di CIGO;
  • tra il 1° gennaio 2021 e il 30 giugno 2021 per i trattamenti di Assegno ordinario e di CIGD.

Con riferimento a tali periodi, le predette 12 settimane costituiscono la durata massima che può essere richiesta con causale COVID-19. I periodi di integrazione precedentemente richiesti e autorizzati ai sensi dell’articolo 12 del DL 137/2020 (Decreto Ristori), pari al massimo a 6 settimane, collocati, anche parzialmente, in periodi successivi al 1° gennaio 2021 sono imputati, ove autorizzati, alle 12 settimane previste dalla Legge di Bilancio 2021.

È, espressamente, previsto che i trattamenti introdotti dalla Legge di Bilancio 2021 siano riconosciuti anche in favore dei lavoratori assunti dopo il 25 marzo 2020 e in ogni caso in forza alla data di entrata in vigore della predetta legge (1° gennaio 2021).

Con riferimento ai trattamenti di CISOA, è prevista la relativa concessione, in deroga ai limiti di fruizione riferiti al singolo lavoratore e al numero di giornate lavorative da svolgere presso la stessa azienda, per una durata massima pari a ulteriori 90 giornate da fruire nel periodo ricompreso tra il 1° gennaio 2021 e il 30 giugno 2021.

I periodi di integrazione precedentemente richiesti e autorizzati ai sensi dell’articolo 1, comma 8 del DL n. 104/2020, collocati, anche parzialmente, in periodi successivi al 31 dicembre 2020 sono imputati ai 90 giorni stabiliti dalla Legge di Bilancio 2021.

 

Esonero contributivo alternativo al trattamento di integrazione salariale (commi 306-308)

Rimane confermato l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a favore dei datori di lavoro privati, con esclusione del settore agricolo, che non richiedono i nuovi periodi di trattamento di integrazione salariale previsti dalla Legge di Bilancio 2021.

Nello specifico, viene previsto che i datori di lavoro possano beneficiare dell’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a loro carico per un ulteriore periodo massimo di 8 settimane fruibili entro il 31 marzo 2021, nei limiti delle ore di integrazione salariale fruite nei mesi di maggio e di giugno 2020, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, riparametrato e applicato su base mensile.

È espressamente previsto che i datori di lavoro privati che abbiano richiesto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali ai sensi dell’articolo 12, comma 14 del DL n. 137/2020 (Decreto Ristori), possono rinunciare per la frazione di esonero richiesto e non goduto e contestualmente presentare domanda per accedere ai trattamenti di integrazione salariale concessi dalla Legge di Bilancio 2021.

L’esonero dal versamento dei contributi previdenziali disciplinato dalla Legge di Bilancio 2021 è concesso nell’ambito del quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19 stabilito a livello UE.

L’efficacia delle disposizioni contenute nella Legge di Bilancio 2021 è quindi subordinata all’autorizzazione della Commissione Europea.

 

Divieto di licenziamento (commi 309-311)

E’ prevista l’estensione del divieto di licenziamento, già in vigore dal 17 marzo 2020, fino al 31 marzo 2021. La portata del divieto, introdotto per fronteggiare le conseguenze economiche della pandemia da Covid-19, ricalca integralmente la norma precedente, pertanto si applica a:

  • tutte le procedure di licenziamento collettivo di cui agli articoli n. 4, 5 e 24 della Legge n. 223/1991, comprese quelle già avviate dopo il 23 febbraio 2020 e non ancora concluse;
  • alle procedure di licenziamento per giustificato motivo oggettivo di cui all’art. 3 della Legge n. 604/1966, a prescindere dal numero dei lavoratori occupati, fatte salve le ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro o di clausola del contratto di appalto.
  • alle procedure di esperimento del tentativo di conciliazione obbligatoria di cui all’art. 7 della Legge n. 604/1966.

Restano invariate le esclusioni dal divieto già introdotte dal Decreto Agosto e confermate dal Decreto Ristori: “Le sospensioni e le preclusioni non si applicano nelle ipotesi di licenziamenti motivati dalla cessazione definitiva dell’attività dell’impresa, conseguenti alla messa in liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell’attività, nei casi in cui nel corso della liquidazione non si configuri la cessione di un complesso di beni o attività che possano configurare un trasferimento d’azienda o di un ramo di essa ai sensi dell’articolo 2112 del codice civile, o nelle ipotesi di accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo; a detti lavoratori è comunque riconosciuto il trattamento di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22 (indennità Naspi).

Sono altresì esclusi dal divieto i licenziamenti intimati in caso di fallimento, quando non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa, ovvero ne sia disposta la cessazione. Nel caso in cui l’esercizio provvisorio sia disposto per uno specifico ramo dell’azienda, sono esclusi dal divieto i licenziamenti riguardanti i settori non compresi nello stesso.”

Si ricorda che anche questo divieto di licenziamento attualmente in vigore e prolungato fino al 31 marzo 2021 non è più subordinato all’integrale fruizione degli ammortizzatori sociali o dell’esonero contributivo.

 

Opzione Donna (comma 336)

Viene prolungato il termine di scadenza per esercitare la cosiddetta opzione donna. In considerazione di ciò, per accedere alla pensione anticipata esercitando l’opzione donna le lavoratrici devono aver maturato, entro il 31 dicembre 2020, un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni ed un’età anagrafica pari o superiore a 58 anni (lavoratrici dipendenti) o 59 anni (lavoratrici autonome).

Viene richiesta la cessazione del rapporto di lavoro dipendente, mentre non è richiesta la cessazione dell’attività svolta in qualità di lavoratrice autonoma.

 

Ape Sociale (comma 339)

Introdotto con la L. 232/2016, consiste in una indennità erogata dall’INPS ad alcune categorie di lavoratori (disoccupati, caregivers, invalidi civili e lavoratori dipendenti addetti a lavori gravosi) che rispettino determinati requisiti fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia o fino all’ottenimento della pensione anticipata.

Viene prorogata la possibilità di usufruirne fino al 31 dicembre 2021.

 

Proroga delle condizioni di Incentivo all’esodo (comma 345)

Fino a tutto il 2023, nei casi di eccedenza di personale, accordi tra datori di lavoro che impieghino mediamente più di quindici dipendenti e le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello aziendale possono prevedere che, al fine di incentivare l’esodo dei lavoratori più anziani, il datore di lavoro si impegni a corrispondere ai lavoratori una prestazione di importo pari al trattamento di pensione che spetterebbe in base alle regole vigenti, ed a corrispondere all’INPS la contribuzione fino al raggiungimento dei requisiti minimi per il pensionamento (di vecchiaia o anticipato), nei sette anni successivi alla cessazione dal rapporto di lavoro. 

Tutela del periodo di sorveglianza attiva dei lavoratori fragili del settore privato (commi 481-4848)

Sono estese fino al 28 Febbraio 2021 le misure a tutela dei lavoratori fragili (lavoratori dipendenti in possesso di una certificazione rilasciata dai competenti organi medicolegali, che attesti una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita) e dei lavoratori con disabilità grave (ex art. 3 L. 104/1992) con equiparazione del periodo di assenza dal servizio al ricovero ospedaliero, previa prescrizione delle competenti autorità sanitarie nonché dal medico curante, e previsione dell’esercizio dell’attività lavorativa in modalità agile anche attraverso l’adibizione a diversa mansione ricompresa nella medesima categoria legale o area di inquadramento o lo svolgimento di specifiche attività di formazione professionale anche da remoto.

Viene infine precisato che a decorrere dal 1° Gennaio 2021, il certificato medico redatto dal medico curante e attestante il periodo di quarantena con sorveglianza attiva o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva non dovrà più contenere l’indicazione degli estremi del provvedimento dell’autorità di sanità pubblica che ha dato origine alla quarantena con sorveglianza attiva o alla permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva stesse.

 

Credito d’imposta per adeguamento ambienti di lavoro (commi 1098-1100)

Tale disposizione interviene sull’art. 120 del Decreto Rilancio (DL n. 34/2020), prevedendo che il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro, previsto dal decreto stesso, sia utilizzabile fino al 30 Giugno 2021 (e non più solo fino al 31 Dicembre 2020).