Le Novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2020

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Il Regime Forfettario

La legge di Bilancio per il 2020 (legge n. 160/2019) ha introdotto quattro novità normative per l’accesso ed il mantenimento del regime forfettario, novità che vanno ad aggiungersi ai requisiti già precedenti quale il limite dei ricavi di 65mila euro. Tali quattro nuovi elementi da prendere in considerazione devono essere verificati sull’anno di imposta 2019 e sono i seguenti:

  1. non aver sostenuto spese di ammontare superiore a 20mila euro per lavoro dipendente anche occasionale, per collaborazione coordinata e continuativa, per contratti a progetto e per compensi a familiari;
  2. non aver percepito redditi di lavoro dipendente, assimilato (collaborazione coordinata e continuativa, ecc.) o redditi da pensione per un importo superiore a 30mila euro non ragguagliati ad anno (Attenzione: tale nuovo limite non è rilevante nel caso in cui il rapporto di lavoro sia cessato nell’anno);
  3. riduzione di un anno del termine di accertamento se viene emessa spontaneamente fattura elettronica per tutte le operazioni effettuate;
  4. il reddito percepito come forfettario concorre al reddito complessivo per il calcolo delle detrazioni, delle deduzioni e dei benefici anche non tributari (per esempio per il calcolo delle detrazioni dei familiari a carico).

 

Le nuove pene previste per i reati tributari

Dichiarazione infedele: reclusione dai 2 ai 4 anni e 6 mesi;

Dichiarazione fraudolenta mediante emissione di fatture per operazioni non esistenti: reclusione dai 4 anni a 8 anni, se fatture emesse per operazioni non esistenti di importo non superiore a 100mila euro reclusione prevista dai 18 mesi ai 6 anni;

Dichiarazione fraudolenta mediante qualsiasi altro artificio: reclusione da 3 anni ad 8 anni;

Omessa dichiarazione: reclusione da 2 anni a 5 anni;

Occultamento o distruzione delle scritture contabili o altri documenti obbligatori: reclusione da 3 a 7 anni.

 

Adempimenti e prove per la cessione intra-UE

Ai fini IVA sono divenute operative la Direttiva 2018/1910/UE ed i regolamenti 1909 e 1912 del 4 dicembre 2018. I nuovi elementi sostanziali per la non imponibilità di una cessione Intra UE sono i seguenti:

  • ottenere dal cessionario una comunicazione (anche una Email) che riporti il suo codice identificativo IVA;
  • controllare sul VIES l’esistenza del codice ricevuto;
  • presentare tempestivamente gli elenchi Intrastat.

 

Per quanto attiene invece le prove che devono essere in possesso del venditore per la non imponibilità IVA delle cessioni unionali, quest’ultimo deve avere almeno due dei seguenti elementi di prova non contradditori rilasciati da due diverse parti indipendenti:

  1. CMR firmata;
  2. Polizza di carico;
  3. Fattura emessa dallo spedizioniere.

 

In alternativa, anche di un solo elemento di cui sopra in combinazione con uno qualsiasi dei seguenti elementi di prova:

  1. Polizza assicurativa relativa al trasporto;
  2. Documenti bancari attestanti il pagamento del trasporto;
  3. Documenti ufficiali rilasciati da una pubblica autorità (esempio il notaio);
  4. Ricevuta rilasciata da un depositario nello Stato membro di destinazione.

 

La trasformazione del super e dell’iper ammortamento in crediti di imposta

Sono state modificate radicalmente dal 1° gennaio 2020 le norme che riguardano i cosiddetti “super” ed “iper” ammortamento. Dal 2020, infatti, entrano in vigore le nuove norme che trasformano il beneficio fiscale concesso attraverso la maggiorazione del costo ammortizzabile in credito di imposta compensabile.

 

I beni oggetto dell’agevolazione rimangono gli stessi ed individuati con le stesse regole precedenti, ciò che si modifica è la misura del credito di imposta commisurato al costo sostenuto per l’acquisto dei beni:

  1. per i beni generici materiali (ex super ammortamento) è concesso un credito di imposta del 6% fino ad un massimo di euro 2milioni di investimento;
  2. per i beni materiali Industria 4.0 (ex iper ammortamento) è concesso un credito di imposta del 40% fino ad un massimo di euro 2,5milioni di investimento e del 20% sulla parte che eccede i 2,5 milioni fino ad un massimo di 10milioni di euro di investimento;
  3. per i beni immateriali Industria 4.0 è concesso un credito di imposta del 15% fino ad un massimo di euro 700mila di investimento.

 

Le regole per il 2020 valgono per gli investimenti effettuati fino al 30 giugno 2021 a condizione che entro il 31/12/2020 risulti accettato l’ordine di acquisto del bene e si sia versato l’acconto del 20% al fornitore.

 

Il credito di imposta così quantificato è compensabile in delega di pagamento F24 in 5 rate annuali di pari importo (3 rate per il credito di imposta per beni immateriali) dal periodo di imposta successivo a quello di entrata in funzione del bene, mentre dovrà essere ricalcolato e riversato all’Erario in caso il bene dovesse essere ceduto prima del 31/12 del secondo periodo di imposta successivo.

 

Detrazioni di imposta solo con pagamenti tracciabili

Dal 1° gennaio 2020 le detrazioni d’imposta previste dall’art. 15 del TUIR (tra le quali vi sono le spese sanitarie) possono essere riportate dai contribuenti in dichiarazione dei redditi solo se le spese stesse sono corrisposte in modalità tracciabile.

Per modalità tracciabile si intende il pagamento con assegno, bonifico, carta di debito o di credito, carte ricaricabili.

Rimangono escluse da tale disposizione le spese effettuate presso strutture pubbliche e private accreditate al SSN e le spese in farmacia documentate dallo scontrino “parlante”.

 

In sede di conversione in legge del Decreto Milleproroghe, l’emendamento proposto per posticipare l’entrata in vigore della modalità tracciabile dei pagamenti per le detrazioni fiscali al 1° aprile 2020 è stato stralciato.

 

La rivalutazione dei terreni e delle partecipazioni di persone fisiche

La legge di bilancio per il 2020 ha riaperto i termini entro i quali provvedere a rideterminare i valori di acquisto con valenza fiscale di terreni (sia edificabili che agricoli) e di partecipazioni (qualificate e non), compresi i diritti che consentano l’acquisto delle medesime come le opzioni, i warrant e le obbligazioni convertibili.

 

La previsione esaminata è identica a quelle già riproposte numerose volte in passato, se ne differenzia solo nei seguenti due aspetti:

  1. l’aliquota dell’imposta sostitutiva è elevata all’11% e parificata sia per i terreni che per le partecipazioni;
  2. la data alla quale fare riferimento per la rivalutazione è quella del 1° gennaio 2020, con pagamento dell’imposta sostitutiva (o della prima delle 3 rate concesse di importo uguale) entro il 30 giugno 2020.

 

Entro sempre il 30 giugno 2020, la perizia di stima deve essere redatta e giurata presso la cancelleria del Tribunale oppure presso un notaio oppure, ancora, presso gli uffici del Giudice di pace.

 

La rivalutazione dei beni di impresa

La legge di bilancio per il 2020 re-introduce, per le sole imprese che non utilizzano i principi contabili internazionali per la redazione del bilancio d’esercizio, la possibilità di rivalutare i beni d’impresa con le medesime regole delle norme analoghe del passato (legge per il Bilancio 2016 e 2017 per esempio), ma con un abbassamento delle aliquote delle imposte sostitutive al 10% dal previgente 12% (beni ammortizzabili) ed al 12% dal previgente 16% (beni non ammortizzabili).

 

La rivalutazione va effettuata sui beni risultanti dal bilancio al 31/12/2018 nel bilancio riferito all’esercizio 2019 con l’esclusione dei beni immobili alla cui produzione o scambio è diretta l’attività di impresa (Rimanenze). La rivalutazione è da eseguire su tutti i beni appartenenti alla stessa categoria omogenea del bilancio e deve essere annotata nell’Inventario e descritta nella Nota integrativa.

 

È possibile affrancare, in tutto od in parte, il saldo attivo di rivalutazione corrispondente imputato nel Patrimonio netto versando un’imposta sostitutiva pari al 10% (la stessa delle leggi analoghe precedenti).

Il maggior valore attribuito ai beni rivalutati in bilancio è riconosciuto ai fini IRES ed IRAP dal terzo esercizio successivo al 2019 (cioè dal 2022).

 

Da ultimo, si segnala che il pagamento delle imposte sostitutive, contrariamente al passato, può essere dilazionato in un massimo di 3 rate annuali di pari importo (se l’importo complessivo è inferiore ai 3milioni di euro) o di 6 rate annuali di pari importo (se l’importo complessivo è superiore ai 3milioni di euro).

 

Il debutto del Bonus Facciate

Una delle più importanti novità introdotte dalla Legge di bilancio per il 2020 è il cosiddetto “bonus facciate”. Tale detrazione di imposta è simile alle già introdotte detrazioni per ristrutturazione edilizia e per risparmio energetico nel senso che la spesa si detrae in 10 anni in dichiarazione dei redditi a quote costanti nell’anno di sostenimento della spesa e nei 9 successivi, ma se ne differenzia perché la detrazione è pari al 90% della spesa sostenuta ed è calcolata senza un limite di importo massimo.

 

Per accedere ad un tale sostanzioso beneficio fiscale è necessario però rispettare determinati requisiti che sono i seguenti:

  • l’immobile sul quale si realizzano gli interventi deve sorgere nelle zone catastali urbane A o B e può anche essere non necessariamente abitativo poiché la norma non prevede specificazioni in merito alla natura dell’edificio;
  • gli interventi agevolabili devono essere alternativamente relativi o alla sola pulitura o tinteggiatura esterna o ad un intervento più consistente di manutenzione straordinaria oppure, ancora, al rifacimento della facciata che incida dal punto di vista termico o interessi oltre il 10% dell’intonaco della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio;
  • le strutture oggetto dei lavori sono esclusivamente quelle opache delle facciate, i balconi e gli ornamenti e i fregi. Non rientrano invece nell’agevolazione in commento le strutture trasparenti quali gli infissi né le grondaie.

 

Infine, come per le altre detrazioni di imposta analoghe in vigore da anni, anche per il bonus facciate è previsto l’obbligo di pagamento delle fatture tramite bonifico bancario “parlante”.

 

I nuovi Fringe Benefit per i veicoli aziendali in uso promiscuo

La legge di stabilità per il 2020 ha rimodulato le regole di tassazione e quantificazione dei fringe benefit inerenti ai veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti e parasubordinati come gli Amministratori.

 

Innanzitutto, la norma prevede che tutte le nuove disposizioni si applichino ai contratti stipulati dal 1° luglio 2020, mentre tutti i contratti precedenti, a prescindere dalla tipologia di veicolo concesso in uso promiscuo, rimangano validi alle medesime regole di oggi. Per “contratto stipulato” previsto dalla norma si dovrebbe intendere il contratto con data certa con il quale il dipendente sceglie il veicolo concesso.

Aspetto importante, poi, è anche le nuove regole si riferiscono esclusivamente a mezzi di “nuova immatricolazione”, quindi rimarranno esclusi i mezzi che sono già stati sottoposti ad immatricolazione prima del 1° luglio 2020.

 

Per quanto attiene, invece, alla nuova quantificazione del fringe benefit in capo al dipendente/parasubordinato, la norma introdotta riduce dal 30% al 25% dell’importo corrispondente ad una percorrenza convenzionale annua di 15mila Km calcolato sulla base della tabella ACI il fringe benefit tassato in busta paga per tutti gli autoveicoli, autocaravan, motocicli e ciclomotori con valori di emissione di anidride carbonica fino a 60 grammi per Km (g/Km di CO2).

 

Rimane al 30% dell’importo appena menzionato, invece, il fringe benefit del dipendente/parasubordinato che abbia scelto un veicolo con valori di emissione di CO2 superiori a 60 g/Km, ma non superiori a 160 g/Km.

Oltre tale soglia di emissione, e quindi per i veicoli a maggior incidenza di inquinamento ambientale, la norma introduce importanti aumenti del fringe benefit tassato e di conseguenza un effetto fortemente disincentivante perché aumenta il calcolo del fringe benefit dall’attuale 30% dell’importo tabella ACI al 40% ed anche al 50% per i veicoli fino a 190 g/Km di emissione CO2 ed oltre; non solo, dall’anno 2021 tali ultimi due valori saranno portati rispettivamente al 50% ed al 60%.

 

Rimangono, infine, invariate le percentuali di deducibilità dei costi sostenuti per i veicoli aziendali concessi in uso promiscuo in capo alle aziende.

 

La nuova IMU e la soppressione della TASI

La legge di bilancio per il 2020 ha dedicato una parte non indifferente del proprio articolato alla revisione della tassazione immobiliare locale. Infatti, dall’anno 2020, la Tasi (Tassa sui servizi indivisibili), introdotta nel 2014, è stata integralmente abolita.

La conseguenza diretta ed immediata di tale abrogazione è costituita dall’esonero per i detentori di immobili (inquilini, comodatari, ecc.) da qualunque obbligo di versamento visto che, in precedenza, dovevano contribuire a pagare dal 10% al 30% della Tasi oggi soppressa. Dal 2020 quindi il prelievo immobiliare locale torna ad essere ad esclusivo carico dei soli titolari dei diritti reali sugli immobili o degli utilizzatori nel caso di contratti di leasing.

 

La Tasi ha sempre condiviso forti sovrapposizioni con l’IMU e di conseguenza la sua abolizione appare una scelta condivisibile. Tuttavia, il Legislatore ha sostituito la Tasi elevando l’aliquota base prevista per l’IMU (introdotta nel 2011 ricalcando la precedente ICI) dallo 0,76% allo 0,86%. Anche per la nuova IMU dal 2020 è previsto che i Comuni possano aumenta l’aliquota fino all’1,14% con deliberazione del Consiglio comunale o anche azzerarla.

 

Non subiscono invece modificazioni le modalità di calcolo dell’IMU né la tempistica dei versamenti, sempre da effettuare in data 16 giugno e 16 dicembre di ogni anno solare.

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