Pagamento Compensi Amministratori

Si ricorda che l’erogazione di compensi all’organo  amministrativo deve essere effettuata avendo riguardo a tre specifici aspetti:

  • il rispetto del principio di cassa; 
  • la verifica della esistenza di una decisione dei soci (o di altro organo societario  competente per la decisione) che preveda una remunerazione proporzionata e  adeguata;
  • il coordinamento con l’imputazione a Conto economico. 

 

Il principio di cassa

La deducibilità dei compensi deliberati per l’anno 2021 è subordinata all’effettivo pagamento  dei medesimi, secondo il principio di cassa. In particolare, si possono distinguere due  differenti situazioni a seconda del rapporto che lega l’amministratore alla società: 

Amministratore con rapporto di  collaborazione (viene emesso cedolino  paga) I compensi sono deducibili dalla società nel 2021, a condizione che siano pagati non oltre il 12 gennaio 2022  (c.d. principio della cassa “allargata”)
Amministratore con partita Iva 

(viene emessa fattura)

I compensi sono deducibili dalla società nel 2021, a condizione che siano pagati non oltre il 31 dicembre 2021

 

Ipotizzando che le somme in questione siano pari o superiori alla soglia fissata dalla  normativa antiriciclaggio (e quindi non possano essere pagate in contanti), è necessario che  entro la suddetta scadenza: 

  • sia consegnato un assegno bancario “datato” all’amministratore; 
  • sia disposto il bonifico a favore dell’amministratore. 

Ovviamente, ricordiamo che il compenso all’amministratore dovrà essere stato  opportunamente deliberato dall’assemblea dei soci per un importo proporzionato all’opera  svolta dall’amministratore stesso. Il tutto, al fine di evitare eventuali contestazioni da parte  dell’Amministrazione finanziaria. Inoltre, sarà bene indicare in delibera che all’importo indicato si dovrà aggiungere il carico previdenziale secondo la specifica situazione del  beneficiario. 

 

L’esistenza della delibera

Per poter dedurre il compenso, oltre alla materiale erogazione (pagamento) secondo quanto  sopra ricordato, è necessario che sussista una specifica decisione del competente organo  societario; diversamente, pur in assenza di contestazioni da parte dei soci e pur in presenza  di un bilancio regolarmente approvato, l’Amministrazione finanziaria può contestare la  deducibilità del costo. 

È quindi necessario che il compenso sia espressamente previsto da una apposita delibera  assembleare; a tal fine si può far riferimento al fac simile di delibera allegato alla presente  informativa. Nella tabella che segue sono riepilogate le possibili soluzioni che è bene  verificare per l’anno 2021 e adottare in previsione del prossimo avvio del 2022.

Amministratore  senza compenso È consigliabile che l’assemblea dei soci deliberi in merito alla assenza della  remunerazione, per evitare che, in caso di future contestazioni, il beneficiario possa  reclamare un compenso per l’opera svolta
Amministratore con compenso stabile  erogato in rate mensili (oppure con  diversa periodicità)  nel corso dell’anno L’assemblea che assegna il compenso deve precedere la materiale erogazione del  compenso all’amministratore. 

Ipotizzando, a titolo di esempio, che sia assegnato – per l’anno 2022 – un compenso  annuo di 120.000 euro, da pagarsi in 12 rate al termine di ciascun mese, si dovrà  osservare la seguente scaletta temporale: 

mese di gennaio (antecedentemente al primo pagamento): assemblea dei soci  che delibera il compenso all’amministratore per l’intero anno 2022; mese di gennaio (dopo l’assemblea): erogazione della prima tranche mensile; mese di febbraio: erogazione seconda tranche mensile; etc.

Amministratore con  compenso stabile, cui  viene destinata una erogazione  straordinaria Nulla vieta che l’assemblea dei soci decida di assegnare una quota ulteriore di  compenso all’amministratore, in aggiunta a quanto già deliberato. 

Ad esempio, in aggiunta al caso precedente, si ipotizzi che i soci (a novembre 2022),  decidano di assegnare un compenso straordinario di ulteriori 30.000 euro, in  aggiunta ai 120.000 euro già deliberati. Anche in questa ipotesi, l’unico vincolo da  rispettare è che la decisione preceda la materiale erogazione del compenso.

Amministratore con compenso annuo erogato in maniera non costante L’assemblea dei soci deve precedere il momento di erogazione del compenso, a nulla  rilevando che la decisione sia assunta in corso d’anno e che si decida di remunerare  il lavoro dell’amministratore per l’intero periodo. 

Ad esempio: 

mese di ottobre 2022: l’assemblea dei soci delibera il compenso di 120.000 euro  per l’intero anno 2022; 

mese di ottobre 2022 (dopo l’assembla): la società eroga il compenso in una o più  rate (ad esempio, 40.000 euro a ottobre, 40.000 euro a novembre, 40.000 euro a dicembre)

Amministratore con compenso deliberato  in anni precedenti, a  valere anche per il  futuro Per evitare l’incombenza della ripetizione dell’assemblea, alcune società prevedono  un compenso che possa valere anche per più annualità.  

Ad esempio, si ipotizzi che la società, nell’anno 2018, abbia assunto la seguente  delibera: “…all’amministratore unico viene assegnato un compenso di 120.000 euro annui  per l’anno 2018 e per i successivi, sino a nuova decisione dei soci. Il pagamento del  compenso spettante per ciascuna annualità dovrà avvenire in 12 rate da erogarsi alla  scadenza di ciascun mese solare”. 

In tal caso, l’erogazione potrà avvenire tranquillamente anche per le successive  annualità, senza dover rispettare alcuna ulteriore formalità

 

Il compenso deliberato e non pagato 

Si presti attenzione al fatto che, in tempi di crisi, spesso le società provvedono al pagamento  di una parte del compenso già deliberato e, in corso d’anno, si accorgono del fatto che  l’onere non è più sostenibile; sorge allora la tentazione di eliminare il compenso. 

Spesso si verbalizza una rinuncia da parte dell’amministratore all’incasso del compenso; è  bene evitare tale modalità, in quanto (nel solo caso di amministratore anche socio della  società) l’Amministrazione finanziaria presume che il medesimo compenso sia stato  figurativamente incassato e poi restituito alla società sotto forma di finanziamento. 

Ciò determinerebbe l’obbligo di tassazione del compenso stesso. 

È allora preferibile che l’assemblea decida di adeguare il compenso prima della sua  maturazione, sulla scorta del fatto che non sussistono più le condizioni per l’erogazione della  remunerazione.