Riammissione in servizio post infezione da Covid-19 e Piani Vaccinali nei luoghi di Lavoro

Indicazioni per la riammissione in servizio di lavoratori dopo assenza per malattia Covid-19 correlata

 

In data 12 aprile 2021, il Ministero della Salute ha emanato la circolare prot. n. 0015127, di cui di seguito si riportano, in sintesi, le indicazioni procedurali per ogni fattispecie: 

  • Lavoratore positivo con sintomi gravi e ricovero : Obbligo di visita medica. Indipendentemente dalla durata dell’assenza per malattia, il medico competente deve effettuare visita medica per verificare idoneità alla mansione (anche per valutare profili specifici di rischiosità), previa presentazione di certificazione di avvenuta negativizzazione da parte del dipendente;
  • Lavoratore positivo sintomatico: Almeno 10 giorni di isolamento (di cui almeno 3 senza sintomi)  + test molecolare. Il lavoratore può rientrare in servizio dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni, con test molecolare negativo eseguito dopo almeno 3 giorni senza sintomi;
  • Lavoratore positivo asintomatico: Almeno 10 giorni di isolamento + test molecolare. Il lavoratore può rientrare in servizio dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni, con test molecolare negativo1;
  • Lavoratore positivo a lungo termine:  Malattia/Lavoro Agile + test molecolare o antigenico. Il lavoratore positivo oltre il ventunesimo giorno è riammesso al lavoro solo dopo la negativizzazione accertata con tampone molecolare o antigenico. Il dipendente in possesso dell’attestazione di fine isolamento ma ancora positivo, infatti, non può rientrare al lavoro; di conseguenza, dovrà svolgere la prestazione lavorativa in modalità agile oppure, se quest’ultima non è possibile, dovrà rivolgersi al suo medico curante per certificato di malattia;
  • Lavoratore negativo contatto stretto: Malattia/Lavoro Agile + Almeno 10 giorni di quarantena + test molecolare o antigenico. Il dipendente che sia contatto stretto di un positivo, non può recarsi sul luogo di lavoro; di conseguenza, dovrà svolgere la prestazione lavorativa in modalità agile oppure, se quest’ultima non è possibile, dovrà rivolgersi al suo medico curante, che rilascerà il certificato di malattia. Il lavoratore può essere riammesso in servizio solo dopo una quarantena di 10 giorni dall’ultimo contatto con il caso positivo e tampone molecolare o antigenico negativo. 

 

Indicazioni per l’attivazione dei punti di vaccinazione anti Sars-Cov-2 nei luoghi di lavoro

 

In data 6 aprile 2021 è stato siglato il “Protocollo nazionale per la realizzazione dei piani aziendali finalizzati all’attivazione di punti straordinari di vaccinazione anti SARS-CoV-2/Covid-19 nei luoghi di lavoro”.

Destinatari sono tutti i datori di lavoro, indipendentemente dal numero di lavoratrici e lavoratori occupati. 

I datori di lavoro interessati ad aderire all’iniziativa devono manifestare la disponibilità ad attuare piani aziendali per la predisposizione di punti straordinari di vaccinazione assicurando il confronto con il Comitato per l’applicazione e la verifica delle regole contenute nel Protocollo del 24 aprile 2020.

 

La vaccinazione non è obbligatoria: il vaccino verrà somministrato solo a favore di lavoratrici e lavoratori che ne abbiano fatto volontariamente richiesta, così come possono essere beneficiari del piano di vaccinazione anche gli stessi datori di lavoro e titolari.

Raccolte le adesioni dei lavoratori da parte del medico competente, i datori di lavoro, anche per il tramite delle rispettive Organizzazioni di rappresentanza, propongono il piano aziendale di vaccinazione all’Azienda Sanitaria di riferimento, nel pieno rispetto delle “Indicazioni ad interim per la vaccinazione nei luoghi di lavoro” elaborate dall’INAIL e delle eventuali indicazioni specifiche emanate dalle Regioni e dalle Province Autonome per i territori di rispettiva competenza specificando il numero di vaccini richiesti in base alle adesioni, sempre nel rispetto delle norme in materia di trattamento dei dati personali.

 

La somministrazione diretta in azienda deve essere obbligatoriamente effettuata da operatori sanitari nel pieno rispetto delle prescrizioni sanitarie; il medico competente potrà avvalersi di personale sanitario in possesso di adeguata formazione, fornendo le informazioni in merito a vantaggi e rischi connessi alla vaccinazione, nonché alla specifica tipologia di vaccinazione effettuata.

 

Per l’avvio del piano vaccinale in azienda è necessario che quest’ultima sia in possesso di determinati requisiti, tra i quali, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, una popolazione lavorativa “sufficientemente numerosa” (anche se non è stabilita una precisa soglia minima richiesta). 

In assenza di tale requisito, comunque, per favorire anche i datori di lavoro con pochi lavoratori, sono possibili modalità organizzative anche promosse da Associazioni di categoria, o nell’ambito della bilateralità, destinate a coinvolgere lavoratrici e lavoratori di più imprese.

È richiesta inoltre una struttura organizzativa adeguata in termini di risorse e spazi per permettere tutte le fasi del processo (preparatoria, ambulatoriale, osservazione post-vaccino), nonché una dotazione informatica idonea a garantire la registrazione delle vaccinazioni.

Per quanto riguarda i costi: 

  • a carico del datore, quelli per la realizzazione dei piani aziendali, inclusi i costi per la somministrazione;
  • a carico dei Servizi Sanitari Regionali competenti per territorio, la fornitura dei vaccini, dei dispositivi per la somministrazione (siringhe, aghi), degli strumenti formativi e per la registrazione delle vaccinazioni eseguite.

 

In alternativa alla vaccinazione negli spazi aziendali, i datori di lavoro possono:

  • rivolgersi a strutture sanitarie private oppure stipulare una convenzione, anche tramite le Associazioni di categoria di riferimento o nell’ambito della bilateralità, con strutture in possesso dei requisiti per la vaccinazione (con costi interamente a carico del datore di lavoro, ad esclusione della fornitura dei vaccini, che viene assicurata dai Servizi Sanitari Regionali territorialmente competenti);
  • avvalersi delle strutture sanitarie dell’INAIL (con oneri interamente a carico dell’istituto).

 

Il tempo impiegato per la vaccinazione eseguita in orario di lavoro è equiparato a tutti gli effetti all’orario di lavoro.

 

Si segnala infine che è in fase di definizione tra le Regioni e il commissario straordinario all’emergenza un protocollo sulle linee guida per le vaccinazioni in azienda. Le stime sulla partenza effettiva di questo tipo di vaccini sono previste successivamente al raggiungimento dell’obiettivo di vaccinare tutta la popolazione over 65 e soggetti fragili.